NARDO'
E' questa l'antica rivale di Lecce. Sul piano artistico e culturale, s'intende. Custodisce tanti bei tesori d'arte, a partire dalla Cattedrale che risale all'anno Mille (costruita sui resti di un insediamento basiliano), e fu un centro benedettino. Ha subito numerosi rimaneggiamenti a partire dal Trecento. Interessante il contrasto tra la sua facciata del Settecento (che si può attribuire a uno degli ultimi lavori di rifacimento) e le altre fonne, riportate all'antico splendore di un certo romanico. Ad esempio le tre navate interne sono scandite da archi gotici e archi romanici; la cattedrale conserva, tra le tante preziosità (come alcune tele del Sanfelice e altre attribuite a grandi maestri della pittura meridionale), una serie di affreschi del Trecento e Quattrocento, anche un bel Crocifisso ligneo (in cedro del Libano), detto il Cristo nero.
Un'altro echficio sacro importante è la barocca Chiesa di San Domenico, nell'omonima piazza, con la facciata ornata di cariatidi, colonne, tralci floreali, volute secondo la logica di questo stile artistico; edificata nel cinquecento ma definitivamente completata solo due secoli dopo, con una somma di lavori che comprendevano non solo la necessità di abbellire l'edificio ma anche di porre rimedio a uno dei tanti terremoti che hanno sconvolto questa zona. La Chiesa del Carmine ha un bel portale del Rinascimento. Le due belle Chiese dell'immacolata e dell'incoronata, opera di Giovanni Maria Tarantino. Nella Chiesa di San Cosimo, che è del 1618, c'è una lapide che ricorda Belisario e Porsia Acquaviva, i signori di Nardò. Con gli Acquaviva, i castellani, Nardò conobbe il suo massimo splendore e divenne un centro di cultura letteraria per tutta la Terra d'Otranto. Ebbe importanti Accademie e l'Università e celebri furono nel mondo delle belle lettere alcuni suoi uomini come Bartolomeo Tafuri, nato a Nardò nel 1563. Ma c'è ancora dell'altro da vedere: il Tempietto dell'Osanna è una costruzione del 1603 a edicola, sostenuta da otto colonne, detta così per l'iscrizione che vi è apposta; aveva in origine funzioni simboliche o celebrative. Da vedere, in piazza Salandra, anche la Guglia dell'Immacolata che èdel 1769.
Del Castello di Nardò, antico insediamento messapico, parla anche lo scrittore latino Plinio: Neretum era una tappa della via Traiana, in direzione mare, la Riviera neretina dove insistono le belle località di Santa Caterina, con la baia di Porto Selvaggio (nella campagna retrostante c'è la bella masseria dell'Alto con relativa Torre che appartiene al piano difensivo delle torri costiere messo a punto da don Pedro Afan de Rivera per tutelare i possedimenti del re di Spagna); e, ancora, Santa Maria al Bagno con la bellissima località detta Le Quattro colonne. L'aspetto orientale di questo punto del territorio rimando alle tante incursioni saracene e turche (durante una di esse il Cristo nero della Cattedrale, vuole la leggenda, si mise a sanguinare) gli anni d'oro vissuti con i Normanni e con gli Svevi. In questa zona meritano attenzione e una visita anche le case fortificate (esigenza dettata dalle continue invasioni): si pensi alla masseria Sciogli, in agro di Nardò, o più spettacolare, la masseria Giudice Giorgio in direzione di Taranto. E tra le curiosità, spingendosi verso il mare, la torre colombaia dell'edificio Nucci appartenuto nel Settecento al Monastero Santa Chiara di Nardò.