Stemmi e Famiglie
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| Fig 1. - Particolare Palazzo Rizzo |
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| Fig 2. - Stemma famiglia Carrozzini |
A Soleto, tra la fine del quattrocento e gli inizi del cinquecento, andò configurandosi la fisionomia cognominale delle famiglie intorno alle quali ruotò la vita di tutta la comunità. I numerosi casi di omonimia determinarono l'adozione di soprannomi che tennero conto o di attività di mestiere o del ruolo e della funzione ecclesiastica. Lo studio dei sigilli nel tentare un'indagine prosopografica del ramo soletano delle varie famiglie, ha rappresentato una fonte primaria e non ausialiaria di connotazione genealogica.
La famiglia Rizzo nel suo stemma propone il riccio (Fig. 1), crediamo esclusivamente per evocare, attraverso un'affinità etimologica, il nome della casata. Questa impostazione che tiene conto del bestiario nei risvolti esclusivamente araldici e richiamanti il titolare, consente di retrodatare di molto il Palazzo Rizzo di via Salomi. E' evidente il tentativo di assegnare al riccio e quindi ai Rizzo, la patente delle "buone virtù" collegate all'utilità del riccio che divora molti animali nocivi e perfino le vipere.
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| Fig 3. - Particolare Palazzo Viva |
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| Fig 4. - Stemma famiglia Attanasi |
Anche per la
famiglia Carrozzini si è riusciti a trovare il sigillo di famiglia che rappresenta non la carrozza, come molti pensano, bensì
la ruota (Fig. 2) che possiamo ancora ammirare negli stemmi dei Carrozzini posti lungo la via Umberto I.
Il rivvenimento di un documento, sottoscritto dall'arciprete di Soleto Nicola Viva, in cui veniva riportato un sigillo cartaceo rotondo, con la caratteristica immagine della
fenice (Fig. 3), attribuisce tale icona alla
famiglia dei Viva. La fenice che arde sul fuoco (simbolo che esprime il concetto legato all'immortalità e alla resurrezione ), scolpita nello scudo angolare posto in alto sull'abitazione nel centro storico di Soleto, inequivocabilmente indica questo palazzo come la dimora dei Viva. La legenda dello scudo, ossia la parte epigrafica contiene esplicitamente il nome del titolare, anche se mimetizzato nel motto di famiglia: "EX ROGO RE
VIVAM" e nell'altra sconosciuta iscrizione soletana :"SOLA IN MORTE REVIVAM" incisa in uno stemma con l'araba fenice, appartenuto anch'esso ai Viva.
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| Fig 5. - Presunto stemma dei Tafuri |
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| Fig 6. - Stemma famiglia Calò |
La
famiglia degli Attanasi, famosi per aver abbracciato la vita militare, il cui
stemma tripartito (Fig. 4), in cui figurano uno scaccato, le onde marine e tre lambelli o fortezze come tre sono gli intrepidi uomini d'arme (Niceta, Alessandro e anonimo fratello).
Alcune cronache ottocentesche hanno segnalato l'antica
famiglia Tafuri originaria dell'Albania "ove i suoi componenti erano grandi signori". Ma le incerte annotazioni, non aggiungono altro che possa giustificare quest'ipotesi e motivarla con prove certe. Tuttavia dalla facciata della presunta casa natale, ove è collocato l'altrettanto presunto
stemma (Fig. 5) dei Tafuri, cogliamo alcuni indizi che motivano la probabile origine albanese: sullo scudo, si può notare il fusto di un albero sul quale campeggia una grande aquila bicipite con le teste rivolte in senso contrario. E' questo particolare, che indica forse, il legame tra la famiglia Tafuri e l'Albania. L'aquila bicipite, infatti, è l'arma della nobile e illustre famiglia albanese di Giovanni Castriota Scanderberg.
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| Fig 5. - Stemma famiglia Blanco |
Nel 1630, Francesco
Arcudi appone il suo sigillo con l'orso rampante su di un documento. Nel 1639, a margine del rogito testamentario, relativo alle ultime volontà del protopapa Antonio, suo padre, sottoscrive un atto sul quale appone il sigillo di famiglia. Questi sono forse gli unici documenti che confermano l'orso nell'araldica famigliare degli Arcudi.
Per la
famiglia Blanco, su la cui abitazione sono scolpiti due delfini legati alla coda, la legenda epigrafica "UMILITAS ET SAPIENTIA" spiega l'adozione di questo animale identificandosi con i delfini e riconoscendo alla casata le doti di intelligenza e benevolenza tipiche del mammifero marino.
Se l'animale presente nel simbolo del casato identifica doti e caratteristiche della famiglia che rappresenta, intrigante e misterioso è il serpente avvinghiato sul fusto dell'albero rappresentato dagli stemmi della
famiglia Calò (Fig. 6). L'interpretazione più plausibile è il tema dottrinario e mistico legato all'albero della vita con il serpente guardiano attorcigliato attorno.