|
Un unico, grande fuoco a Nardò arde per celebrare Sant’Antonio, eremita egiziano considerato fondatore del monachesimo cristiano e primo degli abati. Fino al ’95, oltre alla grande “fòcara” allestita presso il campetto adiacente la parrocchia del Sacro Cuore, la cittadina era pervasa da tanti piccoli fuochi ai crocevia delle strade e nelle piazze, per celebrare insieme ai vicini e agli amici, in allegria, la fervente devozione per Sant’Antonio, il cui culto risale a tempi remoti, come dimostra la presenza di un’antica cripta bizantina ipogea a lui intitolata, fuori dal centro abitato. La grande “fòcara” allestita con numerose fascine dai ragazzi dell’oratorio è l’unica sopravvissuta, dunque, ma viva più che mai. È, infatti, una festa molto partecipata dalla cittadina e preceduta, come da tradizione, dalla benedizione degli animali, d’ogni razza e taglia, che qui giungono a bagnarsi d’acqua santa, perché Sant’Antonio, oltre ad essere protettore dei “malati del fuoco”, protegge anche gli animali, domestici e da cortile, come il maialino che spesso compare al suo fianco nell’iconografia classica, e come il maialino che, prima dell’accensione della “fòcara” neretina, per 34 anni è stato estratto a sorte in occasione della festa. Dallo scorso anno, invece, e così anche in questa 36esima edizione, il premio non è vivo e ruspante, ma comunque in carne e ossa, consistendo in buoni di macelleria. Dopo l’attesa estrazione, il grande falò genera alte lingue di fuoco e riscalda la fredda serata invernale a partire dalle 19.30, ora in cui anche gli stand e i banchetti intorno si animano dando vita a una piccola sagra di sapori locali (vedi rubrica Sagre). Non manca all’appuntamento anche la buona musica e l’intrattenimento. Il campetto della parrocchia del Sacro Cuore è in via Leonardo da Vinci. In caso di pioggia la “fòcara” è rimandata al giorno dopo. |